Oggi mangiamo “marisco”

Come vi dicevo in un altro post, e come forse avrete avuto modo di controllare voi stessi, in Spagna il pesce costa un tantino meno che in Italia. Sarà l’oceano, sarà l’abitudine di mangiarlo spesso, sarà un altro tipo di tradizione gastronomica o sarà un mix di tutte queste cose. Rimane il fatto che gli ingredienti per fare una paella di pesce ci costeranno in media fra il 25-30% in meno in Spagna. Ma sapremo scegliere bene? Vediamo i nomi spagnoli per i diversi frutti di mare, che in spagnolo si chiamano “marisco“.

“¿Gambas o gambones?”

Come succede anche in Italia le parole legate al cibo possono cambiare parecchio da regione a regione, quindi io vi darò i nomi più comuni a livello nazionale. Qualcuno magari vi potrà dire “da me si chiama così” e sicuramente avrà ragione ma almeno sono sicuro che “una gamba” è un gambero sia a Madrid che a Barcellona.

Partiamo proprio dai nostri amici baffuti, che almeno per me sono fra le cose più buone che si possano mangiare. Abbiamo quindi “gambas“, “gambones” o “gambitas“, a seconda delle misure. Di solito più piccoli sono, più saporiti. Poi ci sono quelli molto molto piccoli, i “camarones“, che si usano parecchio al sud sia semplicemente cotti, da mangiare come snack, che all’interno di una frittata. Non perdiate l’opportunità di mangiare una “tortillita de camarones“!

 
This photo of Casa Balbino is courtesy of TripAdvisor

Se andiamo a vedere i fratelli grandi di questi animaletti troviamo parecchia varietà: abbiamo le “cigalas” (cicale), “los langostinos” (mazzancolle) e poi direttamente i pregiatissimi “bogavante” (astice) e “langosta” (aragosta). Particolarissimo il “carabinero”, una specie un po’ più grande del gambero rosso.

Carabineros

E i molluschi?

Dopo la famiglia dei crostacei passiamo ai molluschi. Anche qui abbiamo una grandissima varietà, quindi proviamo a vedere almeno i più comuni e quelli che troveremo più spesso nei bar come tapa o come ración.

Partiamo dai più piccoli, i “berberechos“, le buonissime vongole. Più grandi di loro e con un sapore più delicato ci sono le “almejas” (vongole veraci), parola di origine araba, come si evince dall’inizio in “al-“. Quelle con “la cáscara negra” e la carne arancione sono “los mejillones“, che è anche un modo colloquiale per chiamare le unghie dei piedi di qualcuno che non le taglia da un po’… E se vogliamo proprio esagerare con la cena andremo da qualche parte dove poter mangiare “una docena de ostras“.

Il re: “el percebe”

Un tipo di marisco che si trova praticamente solo in Spagna e in Portogallo è “el percebe“, un animale veramente strano che abita sulle rocce e che si mangia in un modo particolare.

Si deve levare la parte sopra, quello che sembra la zampa di un animale, e poi sfilare quella sorta di tubino nero che al tatto sembra di tessuto. Verrà fuori un cilindro di carne morbida molto saporita. I “percebes” sono molto cari, e in periodi di alta stagione come il Natale possono arrivare ai 200€ al kg. Considerando la quantità che poi si mangia parliamo di qualcosa molto esclusiva.

Parte interna del “percebe”

La consistenza del “percebe” è simile a quella dei cannolicchi, che noi chiamiamo “navajas“. Per noi una “navaja” è anche un coltellino di quelli tascabili laccati in cui la lama si piega sul manico, quindi il nome dell’animale viene dato per la sua somiglianza con il coltello.

 

Bene, ora siete più che pronti per andare a mangiare un po’ di “marisco” in giro per la Spagna!

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