“¡Me cago en…!”: le bestemmie in spagnolo

Disclaimer: questo non è un post per incoraggiare nessuno a bestemmiare. Ma diciamo che se uno vuole farlo, deve sapere come, quando e, soprattutto, come viene percepita la bestemmia in spagnolo. Alla fine del post vedremo anche delle escamotage per evitare di essere volgari se riusciamo a trattenerci in tempo.

La “blasfemia”, un concetto quasi medievale

La prima cosa da dire è che seppur non sia una cosa bellissima né di classe, la bestemmia in spagnolo è un po’ più leggera che in italiano. Sicuramente un giocatore di calcio della Liga non verrà espulso per bestemmiare, come è successo recentemente in Italia…

Per esempio, basta pensare alla parola che sta per “bestemmiare” in spagnolo, “blasfemar“. È una parola che si usa anche oggi ma che ha un sapore “antico”, quasi come la “herejía“, l’eresia. In effetti, se fate un giro sulla “blasfemiasu Wikipedia vedrete che viene trattata più come un concetto storico che come qualcosa di attuale.

Me cago en…“, la formula delle maledizioni

In spagnolo non diciamo “porco questo” o “porca quella”, la formula base per maledire, bestemmiando o meno, è “me cago en…“. Cioè, letteralmente “cago su…”. A quel punto possiamo inserire quello che vogliamo. Vi faccio notare che nel parlato il “me” iniziale verrà spesso eliminato e che si tende a contrarre tutto, quindi sarà facile sentire qualcosa tipo “cagondios“.

Per una bestemmia standard a “me cago en” possiamo dunque aggiungere “dios“, “la virgen” o “la hostia“. Quest’ultima è probabilmente una delle più diffuse e sicuramente quella considerata meno grave, più o meno come succede in Veneto. E sappiate che in spagnolo “hostia” si usa anche per dire “botta” nel senso di “prendere una botta”: “Ayer jugando al fútbol me han dado una hostia…” -> “Ieri giocando a calcio mi hanno dato una botta…”.

A queste parole, o alle altre che non fanno diventare una bestemmia la maledizione, possiamo aggiungere “puto, -a” per enfatizzare. In questo altro post vi ho dato un po’ di indicazioni in merito. C’è però un’eccezione: “me cago en el puto dios” non si dice. Diciamo che quando tocchi il supremo ormai non c’è più bisogno di aggettivare…

Il pentimento spontaneo: “me cago en diez…

Tuttavia, spesso non vorremmo arrivare a tanto, sia perché riusciamo a trattenere la nostra ira sia perché magari non si tratta di niente di così grave da far scomodare i santi in paradiso. Per questo motivo “me cago en diez” è diventata una frase molto comune, per evitare di dire “me cago en dios“. È esattamente lo stesso motivo per cui in italiano si dice “porco due”, “porco zio”, “maremma puttana” e altre espressioni.

E finiamo con una delle frasi non solo più diffuse in spagnolo ma anche più assurde: “me cago en la leche“, letteralmente “cago sul latte”, un’espressione che sembrerebbe volgarissima e di cui a prima vista non si capisce veramente il senso. Qualche volta la frase si allunga e ci aiuta a capire il vero significato: “me cago en la leche que te han dado“, quindi vale a dire “maledico quello che ti ha tenuto in vita da piccolo per farti arrivare davanti a me”.

Diciamo che, anche se vista così, sembrerebbe un’offesa molto grave, la verità è che il modo più innocente per maledire in spagnolo. Possiamo sentirlo spesso dire ai nonni che giocano con i nipoti, quando fingono di essere arrabbiati: “cago en la leche, ven aquí que te cojo” (vieni che ti prendo).

 

 

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