Ritratto del “coronel Aureliano Buendía”

Sto finendo di leggere quello che probabilmente è il romanzo in lingua spagnola più importante del Novecento, ovvero “Cien años de soledad“, del colombiano Gabriel García Márquez. Molti di voi l’avranno letto, in lingua originale o tradotto, si tratta di un’opera che non ha confini, ha quel senso di tempo sospeso che troviamo in altri scrittori sudamericani come Borges, Rulfo o Cortázar.

Una descrizione che vale oro

El coronel Aureliano Buendía promovió treinta y dos levantamientos armados y los perdió todos. Tuvo diecisiete hijos varones de diecisiete mujeres distintas, que fueron exterminados uno tras otro en una sola noche, antes de que el mayor cumpliera treinta y cinco años. Escapó a catorce atentados, a setenta y tres emboscadas y a un pelotón de fusilamiento. Sobrevivió a una carga de estricnina en el café que habría bastado para matar un caballo. Rechazó la Orden del Mérito que le otorgó el presidente de la república. Llegó a ser comandante general de las fuerzas revolucionarias, con jurisdicción y mando de una frontera a la otra, y el hombre más temido por el gobierno, pero nunca permitió que le tomaran una fotografía.” (Cien años de soledad, G. García Márquez)

[Il colonnello Aureliano Buendía promosse trentadue insurrezioni armate e fallì in tutte. Ebbe diciassette figli da diciassette donne diverse, che furono sterminati uno dopo l’altro in una sola notte prima che il più grande avesse raggiunto i trentacinque anni. Sfuggì a quattordici attentati, a settantatré imboscate e a un plotone di esecuzione. Sopravvisse a una dose di stricnina nel caffè che sarebbe bastata per uccidere un cavallo. Rifiutò l’Ordine del Merito che gli concesse il presidente de la repubblica. Divenne comandante generale delle forze rivoluzionarie, con giurisdizione e potere da una frontiera all’altra, e l’uomo più temuto dal governo, ma non permise mai che gli venisse scattata una fotografia]

Questo ritratto, che troviamo all’inizio del sesto capitolo di “Cien años de soledad” (anche se i capitoli non sono numerati nell’edizione originale) è di una grandissima bellezza ma soprattutto di una fantasia sopraffine. È una sorta di lezione magistrale di come stuzzicare l’immaginazione del lettore in pochissime righe, anzi, in realtà basterebbe una sola, la prima, il colonnello che partecipa in ben trentadue insurrezioni venendo sconfitto tutte le volte.

Cosa imparare da questo paragrafo

Non può essere questo post uno studio approfondito sullo spagnolo di García Márquez ma osserviamo subito come il ritmo di questo paragrafo viene marcato dall’utilizzo praticamente casuale dei numeri (treinta y dos, catorce, diecisiete, setenta y tres), numeri che in realtà potremmo praticamente scambiare fra di loro perché tutti vogliono dire semplicemente “tantissimi, molti più di quello che risulta credibile”. Per voi che state imparando la lingua, è anche un buon modo di rivedere come si scrivono i numeri in spagnolo…

In più abbiamo un bel po’ di vocabolario legato alle rivolte militari, un argomento molto legato anche allo spagnolo per via delle tante “revoluciones” esplose soprattutto in Sudamerica dall’Ottocento in poi. Quindi abbiamo “levantamientos armados” (“levantar” vuol dire letteralmente “alzare”), “exterminados“, “atentados“, “emboscadas“, “pelotón de fusilamiento“… Tutto questo fervore militare viene però smorzato quando alla fine vediamo come questo temibile “guerrillero” in realtà aveva anche paura di farsi una semplice fotografia.

La cosa più bella in ogni caso è che questo breve brano è solo uno dei tanti bellissimi passaggi che troverete leggendo quest’opera che, nonostante la sua lunghezza, vi lascerà subito quella voglia di rileggerla, perché avrete la sensazione di aver dimenticato o sorvolato su dei particolari che meritano sicuramente una seconda lettura. Morale: prima iniziate, prima potete iniziare a rileggerla!

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