La Casa de Papel 1×01 – La dichiarazione di Rio

In questo post vedremo un paio di scene della prima puntata de “La Casa de Papel“, la popolare serie tv spagnola che sta avendo molto successo anche in Italia. Non vi aspettate traduzioni complete perché tanto la serie la potete vedere doppiata in italiano su Netflix, ma ho deciso di selezionare alcune scene per ogni puntata per tirarne fuori spunti interessanti per quanto riguarda la lingua.

Il monologo iniziale di Tokio

La serie si apre proprio con la scena di Tokio che racconta chi è:

Me llamo Tokyo. Pero cuando comenzó esta historia, no me llamaba así. Esta era yo. Y este, el amor de mi vida. La última vez que lo vi lo dejé en un charco de sangre con los ojos abiertos. Hicimos quince atracos limpios pero mezclar amor y trabajo nunca funciona. Así que cuando el segurata disparó, tuve que cambiar de profesión: de ladrona a asesina. Y así fue como empecé a huir. De alguna manera yo también estaba muerta”.

Mi piace molto la parola “charco“, che significa più o meno “pozza”, in questo caso di sangue. Ma si usa anche in altri due contesti. “Meterse en un charco” vuol dire “incasinarsi”, cercarsi problemi in modo gratuito. Si dice anche “cruzar el charco” per parlare dei voli intercontinentali verso l’America; il “charco” in questo caso sarebbe l’oceano (usata quindi in modo ironico).

Per “atraco limpio” dobbiamo intendere le rapine in cui non si versa una goccia di sangue. Poi c’è una parola molto colloquiale, “segurata“, che vuol dire “guardia de seguridad“, cioè, le guardie giurate. Questa desinenza, “ata” si usava molto fra i giovani degli anni ottanta e novanta per accorciare alcune parole. Per esempio, il cocktail “cubalibre” diventa “cubata“, il “drogadicto” (il tossico) un “drogata” e un “bocadillo” (panino) un “bocata“. È molto colloquiale.

La dichiarazione di Rio

Verso la fine della puntata il giovane Rio chiede a Tokio di sposarlo in una scena molto tenera. Le dice questo:

Mañana es el atraco. Y no tenemos ni puta idea de lo que va a pasar. Pues yo quiero que sepas que voy en serio contigo. Y… Entiendo perfectamente que, bueno, que tú ya tienes una edad y que puede que busques un compromiso más serio. Por eso quiero darte algo. No te he comprado un anillo porque nos tienen aquí encerrados pero en cuanto salga de aquí te voy a comprar un pedruscazo que vas a tener que llevarlo con una puta carretilla”.

No tener ni puta idea” è un’espressione molto comune e molto colloquiale (da non usare con il capo, ecco) per dire “non avere la più pallida idea“. Come sapete, la parola “puto, -a” si usa spesso come aumentativo delle cose. Una cosa scadente è “una mierda” ma se è proprio terribile sarà “una puta mierda“.

Poi ho selezionato questo pezzo perché mi piace molto l’ultima frase. “Pedruscazo” è la chiave di tutto. Ci sono due suffissi di fila attaccati alla radice “pedr-“, che ovviamente sta per “piedra“. In questo caso, parlando di anelli vuol dire la pietra preziosa, la gemma. “-sco, -a” è un suffisso un po’ particolare, che a volte lo troviamo anche come “-zco, -a“. Può indicare appartenenza e può essere spregiativo, un po’ come in questo caso, che insieme al suffisso aumentativo “-azo, -a” fa sì che ci venga in mente una pietra esagerata, forse persino inappropriata per un anello di fidanzamento. Poi la battuta finisce in alto: “lo dovrai portare in una cazzo di carriola”.

Bene, ci tenevo a “disossare” queste due scene per darvi un po’ di spunti ma soprattutto, come al solito per incuriosirvi e stimolarvi a guardare la serie approfittando dell’opportunità di poterla guardare in lingua con i sottotitoli.

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