María Moliner, quando “diccionario” fa rima con “mujer”

Oggi è l’otto marzo, giornata internazionale della donna. Siccome un solo giorno mi sembrava poco, ho deciso di dedicare l’intera settimana ad alcune delle donne spagnole che più hanno contribuito alla cultura nazionale, spesso senza ricevere il giusto riconoscimento. Qua potete vedere i post dedicati a Sara Baras e a Gloria Fuertes.

María Moliner, il suo dizionario

Il nome di María Moliner (1900-1981) è associato nella memoria di tutti gli spagnoli al dizionario che scrisse e che fu pubblicato per la prima volta fra il 1966 e il 1967. Questo dizionario, che ormai si conosce come “diccionario María Moliner” in realtà si chiama “Diccionario del uso del español“. È sicuramente il dizionario spagnolo più importante dopo il dizionario della Real Academia de la Lengua Española.

Ci sono, però, non poche differenze con il dizionario della RAE. Innanzitutto, María Moliner scrisse il suo “diccionario” da sola, mentre quello della RAE è frutto del lavoro di tutti gli accademici. Ma non solo. Sicuramente la principale differenza e quello che lo rende unico è che è organizzato in un modo diverso rispetto al dizionario della RAE: nel “María Moliner” le parole sono raggruppate soprattutto in base al loro significato e ogni voce è piena di sinonimi, espressioni e origini dei vocaboli. È proprio questo che si intendeva con “diccionario del uso del español“.

Diccionario del uso del español. “Armonía”

Altri elementi di novità rispetto al dizionario della RAE era che María Moliner non considerava come una sola lettera la “ch” e la “ll” (che sono chiamate “digrafías“), cosa che in quel momento faceva l’Academia. Ma la norma di María finì per diventare anche quella ufficiale dopo qualche anno dalla pubblicazione del dizionario.

L’accademica senza poltrona

Non si capisce invece come mai la Real Academia de la Lengua Española non abbia mai concesso a María Moliner una delle poltrone a cui hanno diritto gli “académicos“. Anzi, si capisce se pensiamo che María era una donna. Lo stesso romanziere (e accademico) Miguel Delibes lo spiegava così pochi giorni dopo la morte di María:

È un peccato che per quelle circostanze speciali in cui si sono svolti sempre gli argomenti che circondano la presenza di donne nell’Accademia, María Moliner non abbia potuto occupare una poltrona nell’istituzione. [Il suo dizionario] è un’opera che giustifica tutta una vita“. (Da un’articolo di El País del 23 gennaio 1981).

Nonostante queste parole e altre opinioni positive a favore dell’entrata di María Moliner, questo non successe mai e molti parlarono di lei come dell'”académica sin sillón”, senza poltrona.

Per non dimenticare.

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