Il “pretérito perfecto simple”, un primo approccio

Oggi vediamo uno dei tempi verbali a mio avviso più difficili in qualsiasi lingua: el “pretérito perfecto simple“, che equivale al passato remoto in italiano. Lo troverete anche come “pretérito indefinido” in alcune grammatiche e manuali ma il modo in cui lo raccoglie la Real Academia de la Lengua Española è come “pretérito perfecto simple“.

La difficoltà di questo tempo verbale risiede su due aspetti: il primo, che bisogna imparare tante forme irregolari, alcune delle quali sono difficili da abbinare mentalmente all’infinito perché troppo diverse. Per esempio, la prima persona del verbo “tener” è “yo tuve” mentre la prima del verbo “ir” è “yo fui“. Il secondo motivo è che il suo uso è molto più comune in spagnolo di quanto lo sia in italiano (almeno sopra Napoli). Vedremo in profondità in un altro post il suo uso ma vi basti sapere per ora che in spagnolo lo utilizziamo per parlare delle cose che sono successe o che abbiamo fatto ieri, quindi non è un tempo verbale che troverete solo nei libri di storia.

Formazione nei verbi regolari

Ora che vi ho messo un po’ di paura addosso posso darvi anche qualche bella notizia. Ci sono alcune desinenze che sono praticamente uguali a quelle italiane, quindi anche prima di averlo imparato bene potrete riconoscerlo per la sua somiglianza. Vediamo i paradigmi dei verbi regolari.

Prima coniugazione: “-ar”

Prendiamo per esempio il verbo “cantar” (non ve lo devo tradurre, vero?)

Yo cant-é
Tú cant-a-ste
Él / ella cant-ó
Nosotros, -as cant-a-mos
Vosotros, -as cant-a-steis
Ellos, -as cant-a-ron

Come vedete, la seconda del singolare è quasi uguale all’italiano (cantasti), ma la terza è proprio uguale! (Con l’accento acuto al posto di quello grave). La prima del plurale è uguale al presente, qui ovviamente la differenza fra un tempo verbale e l’altro ce la da il contesto. La seconda del plurale è simile mentre la terza del plurale è praticamene uguale (“cantaron” – cantarono). Quindi non vi mentivo, ci sono motivi per essere contenti!

Seconda coniugazione: “-er”

Andiamo avanti con la coniugazione dei verbi finiti in “-er“, come per esempio “beber“, che al contrario di “bere” in italiano è regolare.

Yo beb-í
Tú beb-i-ste
Él / ella beb-i-ó
Nosotros, -as beb-i-mos
Vosotros, -as beb-i-steis
Ellos, -as beb-ie-ron

Terza coniugazione: “-ir”

E finiamo con il verbo “escribir”.

Yo escrib-í
Tú escrib-i-ste
Él / ella escrib-i-ó
Nosotros escrib-i-mos
Vosotros, -as escrib-i-steis
Ellos, -as escrib-ie-ron

Se siete acuti osservatori (e so che lo siete) avrete notato come sia per la seconda che per la terza coniugazione il paradigma è uguale, quindi alla fine per tre coniugazioni ne dovete imparare solo due. È un affare, vero?

Se prestate attenzione, vedrete anche l’importanza delle vocali tematiche. Sono importanti perché ci consentono di dividere il tema del verbo dalle desinenze, rendendo il tutto più didascalico e facile da imparare. Notate che nelle prime persone del singolare non c’è nessuna desinenza in grassetto; il motivo è che queste forme prendevano quello che si chiama “desinenza zero”, cioè, non avevano nessuna desinenza e il risultato che abbiamo oggi è l’evoluzione del tema insieme alla vocale tematica.

 

E direi che per ora possiamo finire. Se volete fare un po’ di pratica andate su una pagina di Wikipedia di un personaggio storico e troverete tanti verbi nel “pretérito perfecto simple“. Prossimamente, un riassunto dei verbi irregolari e un approfondimento sull’uso del verbo!

Ripassate nel frattempo gli altri tempi:

 

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