“Fe de etarras”, di Borja Cobeaga

Vi ho già parlato di “Mi gran noche“, ma ora ho appena finito di guardare un altro film spagnolo su Netflix, Fe de etarras“, del regista spagnolo Borja Cobeaga, che forse non conoscerete ma che ha avuto “giusto” una nomination all’Oscar nel 2007 per il miglior cortometraggio, “Éramos pocos“.

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Borja Cobeaga con uno che passava da quelle parti.

 

Il coraggio di parlare dell’ETA

Fe de etarras” racconta, in maniera molto ironica e persino comica, la storia di uno degli ultimi “comandos” dei terroristi dell’E.T.A. (Euskadi Ta Askatasuna, “libertà per Euskadi”, cioè i Paesi Baschi). Il protagonista è Martín, un “etarra” (membro dell’E.T.A.) che riuscì a scappare a una retata nel 1998 e che nel 2010 si trova a ricomporre un piccolo comando nei giorni in cui i terroristi pian piano iniziano a smontare il gruppo armato.

Insieme a lui ci sono tre ragazzi, Ainara, Álex e Fernando, il più infervorato di tutti nonostante non sia basco ma di Albacete, una città di Castilla La Mancha nel centro della penisola. Insieme aspettano una chiamata di uno storico della banda, “Artetxe” (nome di un vero integrante dell’E.T.A.), per organizzare un “atentado” e rilanciare l’organizzazione. Tutto nei giorni in cui si giocano i mondiali di calcio di Sudafrica, vinti poi proprio dalla Spagna, il nemico giurato dei terroristi…

Questo è il punto di partenza di questa commedia che vi consiglio assolutamente di vedere. Innanzitutto perché è molto divertente, ma soprattutto perché Cobeaga è stato un genio a trattare con umorismo, a così pochi anni della fine dell’E.T.A., un argomento che molti ancora non riescono a lasciarsi alle spalle.

 

I retroscena storici

Nel film troverete molte battute e molti riferimenti al conflitto basco, ve ne spiego alcuni affinché possiate guardarlo e apprezzarlo come ho fatto io.

  • Il personaggio Martín è della regione della Rioja e non proprio basco. Questo crea un po’ di diffidenza fra i ragazzi che non lo considerano un vero e proprio “gudari” (soldato basco). Lui risponde che anche i “riojanos” possono giocare nell’Athletic de Bilbao, squadra famosa per essere stata presente nella Primera División del calcio spagnolo giocando solo con giocatori baschi e delle regioni considerate parte dei Paesi Baschi, cioè, la Navarra, (una parte de) La Rioja, e i Paesi Baschi francesi.
  • Da bravi combattenti per “Euskal Herria” (tutti i Paesi Baschi) odiano la Spagna, è per quello che gufano quando gioca la nazionale.
  • Nel film si fanno molte menzioni al cibo. Non è casuale poiché la cucina basca è sicuramente una delle migliori della Spagna. In effetti una buona parte dei migliori chef spagnoli sono baschi: Karlos Arguiñano, José María Arzak
  • Il soprannome di Fernando: questo personaggio è un bel ritratto dei luoghi comuni romantici legati alla storia dei terroristi, quindi per lui avere un bel “apodo” è una cosa fondamentale. Si sente per esempio quando cambia il suo nome che come cognome dice “Gartzia” invece di García, per farlo diventare più basco.

 

Un cast eccellente

Fra i protagonisti del film troverete un attore che ormai è diventato abbastanza conosciuto oltre i confini spagnoli, Javier Cámara, che da vita al protagonista Martín.  Ha lavorato per Sorrentino in “The Young Pope” e recentemente ha avuto un ruolo abbastanza importante nella terza stagione di “Narcos“. Un attore veramente bravo che nonostante sia molto completo, ha un dono per la commedia e per l’umorismo.

Insomma, un film da vedere assolutamente, approfittando soprattutto che su Netflix ci sono i “subtítulos“. Guardatelo e ditemi “qué os ha parecido“!

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