Oggi mangiamo “pollo”

Uno dei miei piatti preferiti in assoluto è il “pollo asado“, cioè, il pollo arrosto. Morbido, saporito, con la pelle “crujiente“… Un vero paradiso per le papille gustative, soprattutto quando la pelle “está bien churruscadita” (bella croccantella).

Anche in Spagna si mangia parecchio “pollo“, una parola che si scrive uguale ma si pronuncia più o meno “poio”. Ci sono tantissime forme di “cocinar el pollo” e parecchie parti che si mangiano in diversi modi. Vediamole.

La domanda che uno non vuole mai sentirsi fare dal suocero è: “¿qué prefieres, muslo o pechuga?“. Cioè: “cosa preferisci, la coscia o il petto?”. Con l’aggravante che “pechuga” ha un doppio senso (anche il seno femminile), quindi solo chi è un esperto nella materia riuscirà a cavarsela dicendo “yo prefiero el ala“. Questo, appunto, se parliamo del “pollo asado“, ma può capitare che lo mangiate in altri modi.

Un piatto tipico (quello che fa mia madre è spaziale) è il “pollo frito“, ovvero tagli piccoli del pollo, “muslitos, alitas“, fatti in padella con “dientes de ajo y laurel” (spicchi d’aglio e alloro). Non è letteralmente “frito” ma è quello che troverete se lo ordinate.

Se lo mangiate proprio panato e fritto stile americano mangerete “nuggets“, o “bocaditos“, se trovate un posto che preferisca la parola spagnola (ma sono pochissimi).

Se siete a dieta o volete mangiare particolarmente sano vi consiglieranno di scegliere “un filete de pechuga de pollo a la plancha“, cioè, il pollo ai ferri.

Per ultimo, potete anche trovarlo come un buon secondo “en salsa“, che di solito è di pomodoro, cipolla ed erbe aromatiche.

Insomma, con queste poche parole potete ormai andare tranquilli in un bar e ordinare qualsiasi piatto di pollo. Come “tapa” o “ración” quello che troverete più spesso è quello “frito”. Fossi in voi un pensierino ce lo farei…

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