I sensi (II): “el olfato”

Dopo la vista e il gusto oggi parleremo di un altro dei sensi, l’olfatto. In spagnolo, la maggior parte del vocabolario intorno a questo senso gira intorno al verbo “oler” e al sostantivo “olor“, che letteralmente vuol dire, come avrete già immaginato, “odore”.

Il verbo “oler”

Siccome “oler” è un verbo particolarmente irregolare, vi presento la coniugazione del presente di indicativo:

  • Yo huelo
  • Tú hueles
  • Él, ella huele
  • Nosotros, -as olemos
  • Vosotros, -as oléis
  • Ellos, -as huelen

Importantissimo: in spagnolo le cose non “huelen de” ma “huelen a“. Quindi ficcatevi in testa questa preposizione perché è un errore molto frequente fra gli italiani.

Detto ciò, vi spiego che il verbo “oler” funziona in due direzioni in spagnolo: le cose “huelen bien o mal” (fanno buono o cattivo odore) ma anche le persone “huelen” (sentono l’odore). Per esempio:

¿A qué huele en la cocina? (Che è questo odore in cucina?)
No sé, yo no huelo nada. (Boh, io non sento niente)

Un “olor“, quindi, può essere “bueno” o “malo“. La parola “perfume” in spagnolo si usa solo per i profumi, le acque di colonia, quindi per esempio di un piatto non diremo mai “qué perfume“, ma “qué bien huele“, oppure “huele que alimenta“, cioè, praticamente “ti nutre già solo ad annusarlo“.

Ci sono invece molte più parole ed espressioni per i cattivi odori. I brutti “olores” possono essere “a pis” (piscio), “a mierda“, “a podrido” (putrido, marcio), o “a alcantarilla” (fogne); quest’ultima, “alcantarilla“, è evidentemente una parola di origine araba. C’è una parola che accomuna tutti i cattivi odori che è “peste” (puzzo).

Chiudiamo con un’espressione propria dell’estate. Se salite sul pullman o sulla metro, non c’è l’aria condizionata e c’è un puzzo di sudoreque tira para atrás“, potete dire che “huele a humanidad“, come se ci fosse l’intera umanità chiusa là dentro.

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