I sensi (I): “la vista”

Inizio con questo una serie di post su una cosa fondamentale: raccontare e descrivere cosa sentiamo, letteralmente, ovvero cosa percepiscono i nostri sensi.

Il primo che vedremo è proprio “la vista“. L’organo principale di questo senso è “el ojo“, che è circondato da “pestañas” e sotto “la ceja“, quella che manca alla Gioconda… Quando chiudiamo gli occhi è “el párpado” che lo protegge.

Ci sono due verbi fondamentali per quanto riguarda quello che facciamo con gli occhi: “ver” e “mirar“. In linee generali funzionano come “vedere” e “guardare” in italiano. Per esempio: “vemos” la tv, una serie, un film… Invece un quadro in un museo lo “miramos“, perché “verlo, lo vemos” quando entriamo nella sala.

Ci sono espressioni molto comuni relative alla vista, per esempio per dire “dare un’occhiata” possiamo dire “echar un ojo” (colloquiale) oppure “dar una ojeada” oppure “ojear“. Attenzione! Esiste anche “hojear“, con l’acca, ma ha un senso diverso:

  • Ojear“: dare un’occhiata.
  • Hojear“: sfogliare, perché viene da “hoja“, il foglio di un libro.

D’altronde, chi non vede bene avrà quasi sempre uno di questi tre difetti:

  • Miopía“, e sarà quindi “miope” (occhi alla pronuncia, in spagnolo l’accento a sulla “o”).
  • Astigmatismo“, e sarà “astigmático“.
  • Hipermetropía“, il problema degli “hipermétropes

Ci sono espressioni simpatiche per parlare di chi vede poco, per esempio “ve menos que un gato de escayola” oppure “ve menos que un pez frito” (mia nonna citava anche un mitologico Pepe Leches, se vedevi meno di lui eri messo male…).

Una persona a cui manca un occhio è “un tuerto“, e si dice che ci ha guardato se stiamo attraversando un periodo particolarmente sfortunato: “parece que me ha mirado un tuerto“. Ha probabilmente un lontano rapporto con la parola “torto” in italiano, ma nell’etimologia, non nel significato attuale.

Due espressioni per finire. Una è uguale all’italiano, perché anche noi vediamo cose “con el rabillo del ojo” (“rabo” significa “coda”). Poi abbiamo “mirar de soslayo“, che è quello sguardo un po’ diffidente con cui guardiamo lateralmente quasi per non essere visti.

 

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